
Cosa significa scrivere per gli scrittori? chi è lo scrittore? e come è scandita la sua giornata?
A chi si accinge a scrivere, come a qualsiasi lettore un minimo curioso, (e di norma chi legge è curioso), queste domande saranno familiari. Io queste domande me le sono fatte tante volte, e come me, se le è poste anche Francesco Piccolo, (Momenti di trascurabile felicità, La separazione del maschio, Einaudi) che a suon di raccogliere, titolare e catalogare citazioni “di scrittori che parlavano di come scrivevano, quanto, dove, come avevano cominciato e perché”, ha raccolto materiale ha sufficienza per usarlo in una lezione sui metodi di scrittura. Così nasce il libro, e non solo: “Avevo preparato la lezione con grande accuratezza organizzando il discorso per argomenti, su per giù come si ritrova qui, ora. Quelli di minimum fax erano con me mentre parlavo quella sera. […] Parlavamo della lezione, qualcuno disse che si poteva cominciare la nostra attività editoriale [di minimum fax] con questo libro sui metodi degli scrittori”. Fino a quel momento minimum fax era solo una rivista spedita via fax (e da qui il nome).
Sono dieci capitoli seguiti da una appendice che raccoglie le note bibliografiche degli scrittori citati, più una prefazione Giustificazione per una ristampa quasi anastatica dove Francesco Piccolo ci spiega come è nato questo libro e perché oggi non può che rimanere così com’è, non può essere modificato perché sarebbe artificioso, “La ragione della definizione di ‘ristampa quasi anastatica’ sta nell’impossibilità, oggi, di mettere mano a un libro che ha un tono oggettivo e un’intenzione compendiativa. Adesso potrei scrivere soltanto un libro mio, riconoscibile per voce, scrittura, ragionamenti ossessivi e quant’altro”.
Ogni capitolo ha un titolo e una specie di sottotitolo, una citazione che a suo modo condensa il significato dell’intera sezione. Si va dal capitolo 1. Il mestiere di scrittore, «Quando gli rispondevo: ‘Scrittore’, ripeteva: ‘Le ho chiesto la professione’» (Luis Sepúlveda), dove dice dell’importanza di considerare lo scrivere un mestiere, perché, “scrivere per mestiere significa dedicare alla scrittura il maggior tempo possibile, e lasciare alla creatività uno spazio mentale dominante”, bisogna combattere il mito romantico del poeta, “si ha bisogno di regolarità, di una dedizione al sacrificio. Insomma, c’è bisogno di metodo”; e sul metodo è incentrato il capitolo 2. I metodi, «Avevo già imparato a non vuotare il pozzo della mia fantasia» (credo Hemingway). Metodo, che “può essere il risultato di : -pazienza, che può tradursi praticamente in riscrittura; -costanza, cioè regolarità e disciplina; -sicurezza, cioè ritualità”; passando per la scrittura e riscrittura, la disciplina e la ritualità dei capitoli seguenti, fino al capitolo 10. Perder tempo, «La mia giornata è una continua perdita di tempo in cui cerco di includere qualcosa di creativo» (La Capria).
Se Piccolo per quasi tutto il libro insiste sull’importanza del metodo, sulla sistematicità del lavoro, “Ce l’ho messa tutta a costruire un’immagine di uno scrittore-artigiano dedito al sacrificio”, proprio alla fine sembra cambiare le carte in tavola, ma non è così. Come stanno assieme il metodo e il perdere tempo? La creazione letteraria ha bisogno di due gambe su cui muoversi, una è il metodo, l’altra è proprio il tempo, l’ozio, “perdere tempo è una cosa necessaria per chi scrive”, “Proust diceva che il lavoro e l’ozio sono due momenti della creazione”.
Le citazioni su cui è costruito il testo, hanno un pregio/difetto, (per me un pregio), sono democratiche. Piccolo non fa distinzione tra scrittore e scrittore, “non importava quali scrittori citassi, importava solo che fossero scrittori”. Questo aspetto mi piace molto. Certo
non tutti gli scrittori presenti li sentiremo vicini alla nostra sensibilità, ma forse anche da questi potremmo imparare, magari rifiutando quello che vorrebbero insegnarci, perché anche nel riconoscere quello che non ci piace, quello che riteniamo non adeguato a noi è possibile imparare.
Prendendo in mano questo libro mi sono rimaste due domande senza risposta: 1) la II edizione (2006) era di 118 pagine, la III edizione (2011) cresce e diventa di 131 pagine. Sono state riviste le note bibliografiche? Dove sono le pagine in più?; 2) i libri di minimum fax li conosco bene, ne ho abbastanza e sono tutti ben curati, tutti cuciti. Questo no, non è cucito. Ho provato a vedere un altro titolo della stessa collana, Filigrana, uscito in contemporanea, marzo 2011, Eudora Welty, Come sono diventata scrittrice ed è cucito. So di essere un lettore petulante, ma mi potreste spiegare questi due piccoli misteri?

“Tra le varie specie di artisti, è risaputo, lo scrittore di narrativa è il più vessato dal pubblico. Pittori e musicisti sono in qualche modo tutelati, dal momento che non si occupano di quel che tutti sanno, mentre il romanziere scrive della vita, sicché basta che uno viva per considerarsi un’autorità in materia”.
Flannery O’Connor, Nel territorio del diavolo
SCRIVERE È UN TIC
Francesco Piccolo
minimum fax
8 euro
ISBN: 9788875213237

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